LA MIA TROTTOLA

È riaffiorata di recente in solaio, dopo cinquanta anni di polvere e oblio.
La mia trottola, fedele compagna di giochi di bambino durante le villeggiature trascorse al Paese, testimonia uno stile di vita che ormai non esiste più e racconta di sfide all’ultimo colpo…

Ricordo ancor oggi il giorno in cui mi sono recato alla “putia” del signor Pino Marino, un negozio di alimentari in via Garibaldi, a Realmonte. Era un negozio molto ben fornito e trattava anche articoli di ferramenta (oggi diremmo “bricolage”). È lì infatti che ho acquistato la mia trottola e il “rumaneddu” (lo spago) che serviva per lanciarla. Non ricordo invece il prezzo, ma sono convinto che si trattasse di poche lire…

Adesso la sfida per me consisteva nell’imparare a lanciarla. Osservando i compagni di gioco, allo scopo mi ero preparato lo spago per il lancio della trottola, che terminava, dalla parte dell’impugnatura, con un tappo metallico di gazzosa appiattito a martellate e forato, all’interno del quale avevo infilato lo spago stesso.

Il gioco consisteva nel lancio a terra della trottola, dopo avervi arrotolato lo spago in giri concentrici iniziando dalla punta, fino a terminare nella parte più corposa della trottola. Trattenendo lo spago dalla parte del tappo metallico, ed avendovi inferto una bella forza nel lancio, la trottola iniziava la sua veloce rotazione, saltellando fra le disconnessioni del marciapiede e della strada.

In via Faro, nei pressi della casa dei nonni, si trovava la bottega di un maniscalco che ferrava muli e cavalli. Si trattava del signor Mallimaci, un omone alto, forte e scuro, che a me ha sempre ricordato la figura del Mangiafuoco di collodiana memoria. Essendo poco pratico e dopo aver fallito molteplici tentativi di lancio, gli chiesi se poteva sostituire alla mia trottola il perno, che nel frattempo si era rotto.

Devo dire che il fabbro acconsentì di buon grado, forse anche venendo incontro alla mia palese inesperienza, e sostituì il perno rotto con uno più robusto, che fissò con alcuni colpi di martello. Ringraziai quell’omone che ho sempre serbato nella mia memoria, ottenendo la sua garanzia che “questo durerà più dell’altro”.

Se la mia trottola è “sopravvissuta” per circa dieci lustri, tutto è riconducibile al fatto che non ho mai partecipato a “tornei all’ultimo colpo”. In tali occasioni le trottole dei partecipanti venivano disposte all’interno di un cerchio tracciato sul terreno e, a sorteggio, si tirava la propria, cercando di colpirne almeno una. Se si centrava la parte superiore, la trottola del malcapitato si spaccava in due o più pezzi.

La mia indole pacifica non mi ha mai indotto a “scontri”, neppure nel gioco, ed ecco forse perché oggi, a distanza di cinquant’anni, la mia trottola fa ancora bella mostra di sé, fra altre acquistate di recente, ma meno pregne di ricordi.

 

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About the author:

La mia vita in due parole... Dopo aver frequentato le scuole superiori in Liguria, mi sono trasferito a Torino, dove ho seguito gli studi universitari di Ingegneria Elettronica al Politecnico. Ritornato in Liguria, attualmente il mio lavoro è in stretta correlazione con il web ed i computer. Mia moglie ed io viviamo nella verde Garlenda, in Liguria, provincia di Savona.