LA LEGGENDA DI “U ZITU E A ZITA”

Ci fa piacere ripubblicare l’articolo “La Scala dei Turchi, una torta nuziale di marna bianca” apparso sul blog “I Viaggi di Cicerone”, della blogger palermitana Giusi Patti, segno che, ancora una volta, il simbolo del nostro paese suggestiona il pensiero delle persone sensibili e intelligenti.

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Oggi approdiamo in un luogo di malìa, di cui racconterò suggestioni tra storia e leggenda. Iniziamo con gli indizi che ve lo faranno scoprire piano piano:

  1. Si trova in provincia di Agrigento, l’antica Girgenti;
  2. è un’abbagliante scogliera di marna bianca che il vento ha eroso, dandole l’aspetto di un’immacolata scalinata;
  3. incastonata tra il Lido Rossello, frazione marina di Realmonte, “Muntiriali” in siciliano, e Punta Grande, spiaggia dorata di quella immaginaria Vigata di Camilleri che altri non è che la cittadina di Porto Empedocle;
  4. per il suo nome evoca corsari saraceni che, dopo aver ormeggiato le navi nelle sue calette, si inerpicano per i suoi candidi gradoni fino a raggiungerne la cima, per razziare le campagne circostanti, e ridiscendere, poi, con ricchi bottini.

Avete capito dove vi sto portando? Bravi, avete indovinato, proprio alla “Scala dei Turchi”. Questo luogo d’incantamento celebra, anche, il leggendario amore di Rosa, figlia diciottenne di un ricco signore di Muntiriali, e Peppe, giovane di umili origini.

La loro storia fu osteggiata dal padre della ragazza che, per punirla, decise di recluderla in un monastero palermitano. I due innamorati, al pensiero di doversi dividere, presero la tragica decisione di togliersi la vita. E in una notte buia, rischiarata solo dal candore della scogliera, Rosa e Peppe si lanciarono, tenendosi per mano, tra quei flutti che li avrebbe uniti per sempre.

Si narra che, alcuni anni dopo, proprio nel punto esatto dove i due giovani rinunciarono alla vita, spuntarono due scogli legati da una sottile lingua di roccia e che, nelle notti di luna piena quando il mare è in bonaccia, chi si trova a passare con un’imbarcazione nei pressi della “Rocca Gucciarda” può udire la sublime e melodiosa voce di Rosa che canta una nenia triste e malinconica sul suo sfortunato amore per Peppe.

La Rocca Gucciarda in una foto di Lillo Alletto

Ecco spiegato il perché lo scoglio della “Rocca Gucciarda” è chiamato “U’ Scogliu di u Zitu e a Zita”.

Se deciderete di arrivare fino in cima, potreste avere il miraggio di stare seduti su una gigantesca torta nuziale, forse quella in onore degli sfortunati fidanzati che in vita ebbero negate le tanto sospirate nozze.

About the author: Pascal McLee

La mia vita in due parole… Dopo aver frequentato la Scuola Superiore in Liguria, mi sono trasferito a Torino, dove ho seguito gli studi universitari di Ingegneria Elettronica al Politecnico. Ritornato in Liguria, attualmente il mio lavoro è in stretta correlazione con il web ed i computer. Mia moglie ed io viviamo nella verde Garlenda, in Liguria, provincia di Savona.